Carl Fogarty e quell’agrodolce weekend in sella alla Cagiva C593 500GP.

CARL FOGARTY con la CAGIVA 500GP?

Sì!

“King Carl” corse come Wild Card il Gran Premio motociclistico di Gran Bretagna 1993, decima prova del Motomondiale 1993, Classe 500GP, era il primo giorno di Agosto e lo fece in sella ad una Cagiva C593 ufficiale del Cagiva Team Agostini.

Fermi tutti.

Ma chi è Carl Fogarty?

Nato il 1° Luglio del 1965 a Blackburn, l’inglese si imporrà come uno dei piloti più forti della sua generazione, e il riferimento assoluto nelle Derivate dalla Serie negli anni ’90.

Cominciò dal Campionato mondiale Formula TT, una manifestazione per la quale dovremmo fare un capitolo a parte e non vorrei troppo dilungarmi, vi basti sapere che potremmo considerarlo un Campionato alternativo al Motomondiale, non propriamente antesignano della moderna Superbike, un movimento nato a seguito dell’esclusione dell’Isola di Man dal Calendario del Motomondiale.

Perchè? Perchè c’erano delle Classi, le Formula, dalla Formula 3 alla Formula 1, con divisione per cubatura e tipologia di motore (sia 2T che 4T), un ibrido tra Motomondiale e Superbike: i telai e la ciclistica erano modificabili senza particolari limitazioni, mentre i motori dovevano essere derivati da motociclette stradali disponibili effettivamente in commercio e la loro preparazione era sì, fortemente limitata.

Insomma, alla fine in griglia c’erano dei prototipi derivati dalle controparti originali che mantenevano il motore che trovavi in concessionaria.

Con questi arnesi il giovane Carl Fogarty vinse per tre volte il Campionato del Mondo tra il 1988 e il 1990, in sella ad una Honda, la RC30, meglio conosciuta in Europa come VFR 750R, chiaramente modificata per la Categoria TT F1, spinta dal motore V4 90° 4 tempi.

Il neonato Campionato Superbike diede una mazzata al Campionato TT, che dovette soccombere alla manifestazione rivale. Carl Fogarty fece comunque in tempo a coronare un altro storico leggendario successo nella sua, fino a quel momento, giovane Carriera: all’età di 25 anni vinse il Tourist Trophy all’Isola di Man nella Classe TT F1, ma nell’Isola aveva già ottenuto delle vittorie gli anni precedenti, a partire dal Manx Grand Prix, dedicato agli esordienti, passando per le classi minori del TT.

Tant’è che alla fine della Carriera il suo record sarà di 26 partenze al Tourist Trophy, Mica male per un pilota iridato. Probabilmente oggi irripetibile.

26 Start in quel layout leggendario che si snoda per le strade della di un territorio che rappresenta la propria Nazione, sì è vero, che vede in Re Carlo il proprio Capo di Stato ma che di fatto non fa parte del Regno Unito, a risultato di una storia antica e complessa che distingue i mannesi dagli inglesi. Se volete approfondire, beh ragazzi cercate sul webbe perchè non è che possiamo metterci a fare History Channel, neanche oggi.

A proposito di Re Carlo, torniamo al nostro Re Carlo, o meglio al Re Carlo di Blackburn, che in effetti inglese lo è, mica come i Mannesi, con le loro ascendenze celtico-scandinave. King Carl prima che diventasse Mainstream: King Carl è il soprannome di un pilota che divenne il Re di una intera generazione.

Sì perchè in Superbike, l’evoluzione di quel Campionato, di fatto, conquistò 4 Titoli Mondiali nel 1994, 1995, 1998 e 1999, questa volta in sella alle motociclette rosse di Borgo Panigale, la generazione che andò dalla 916 alla 996.

Ma oggi siamo qui per parlare non del Fogarty del TT, non del Fogarty dell’Isola di Man, non del Fogarty che ha dominato la scena nel WorldSBK bensì del Fogarty che, nel bel mezzo della sua Carriera, si era trovato ad un punto di svolta e nell’ennesimo contesto tutto nuovo, dove avrà comunque modo di dimostrarsi un pilota estremamente talentuoso, veloce e versatile.

Il Fogarty che corse nel Motomondiale, Classe 500 Grand Prix.

Siamo nella sua Inghilterra, è il 1 Agosto del 1993, siamo nello splendido Circuito di Donington Park, nel Leicestershire, e va in scena la decima prova delle 14 Stagionali previste, valevole per il Gran Premio Motociclistico di Gran Bretagna.

Quella di Donington non fu la prima apparizione di Fogarty tra i Prototipi (aveva già corso alcuni GP tra wild card e sostituto negli anni precedenti), ma la possibilità di avere tra le mani una Cagiva ufficiale era legata al fatto che era in quel momento un pilota Ducati in Superbike e la Casa di Borgo Panigale era di proprietà del Gruppo Cagiva.

La moto era una C593, il penultimo prototipo che la Casa di Schiranna produrrà per il Motomondiale (si ritirò al termine del 1994 con, manco a dirlo, la bellissima C594), spinta dall’italianissimo V4 80° con scoppi ravvicinati Big Bang, chiaramente 2 tempi, quattro cilindri alimentati singolarmente da quattro carburatori Mikuni TW 37, con un regime di rotazione alto, che a 12.700 giri forniva il picco di potenza massima: stiamo parlando di circa 180 CAVALLI su di una motocicletta che pesava 130 kg a vuoto.

Nell’epoca in cui le wild card effettivamente facevano la differenza, Fogarty riuscì a concludere il Gran Premio ad un soffio dal Podio, quarto, alle spalle di Niall Mackenzie (ROC Yamaha).

La gara fu pesantemente condizionata dai ritiri delle Suzuki Lucky Strike ufficiali di Alex Barros e Kevin Schwantz, coinvolti in una carambola al via scaturita da Mick Doohan (Rothmans Honda), che le tamponò in staccata.

Eppure… eppure beh, la corsa per Fogarty sarebbe potuta andare decisamente meglio.

Partiva dalla quinta posizione ottenuta in Qualifica, nelle Prove era stato subito veloce (secondo) in sella ad una moto mai provata prima e il patatrac delle prime curve gli dava ovvie ambizioni da Podio.

Si dovette arrendere a Mackenzie nelle ultime curve dopo aver finito la miscela!

Era tranquillamente in terza posizione quando la C593 iniziò a strappare, Carl provò a scuoterla per far pompare sufficiente combustibile dai carburatori ma il calo di potenza del V4 80° Varesino a 2 Tempi era evidente, nel serbatoio da 21 litri non era rimasto nulla, il poco di miscela era tra carburatore e tubicini, era secco. Riempito troppo poco? Carburazione troppo grassa? Calcoli sbagliati rispetto allo stile di guida, va detto ignoto, del nuovo alfiere della Rossa?

Chissà, fatto sta che la ROC Yamaha lo sfilò sul traguardo. Che sfiga!

La vittoria più avanti andò a… Luca Cadalora, davanti a Wayne Rainey, a completare la doppietta delle Yamaha ufficiali schierate dal Marlboro Team Roberts.

Ah sì, perchè erano i tempi in cui i grandi piloti del passato diventavano Team Manager e non Team Manager di poco conto, ma in ruoli apicali dei Team Ufficiali. Kenny Roberts a capo del Team Yamaha, Giacomo Agostini in quello che era il top nazionale dell’epoca, il Team Cagiva, per dirne due.

Peraltro, quella di Donington Park fu la penultima gara conclusa da Rainey. Nel primo appuntamento di Settembre, a Misano Adriatico, sarà vittima del tragico incidente che segnò la fine della sua Carriera, causandogli danni permanenti alla colonna vertebrale. Un evento che di fatto consegnò definitivamente a Kevin Schwantz e alla Suzuki il titolo.

Il quarto posto di Donington fu il miglior risultato per Fogarty con le 500 GP in 6 gare corse tra il 1990 ed il 1993.

Ma non solo, fu anche tra i migliori piazzamenti di Cagiva in quel 1993. Quarto, ma praticamente terzo. Meglio riuscì a fare Doug Chandler ma solo nel primo appuntamento dell’Australia, anche lui terzo.

Ma il momento apicale della Stagione resterà la storica vittoria di John Kocinski a Laguna Seca il 12 Settembre del 1993, penultimo round del Campionato. La Leggenda americana dal sangue polacco arrivò in Cagiva per le ultime quattro gare della Stagione e il suo approccio fu devastante, come del resto confermerà nel 1994, ultima stagione della Rossa, che correrà a tempo pieno e che lo vedrà sempre competitivo in sella alla C594, l’ultima della specie.

Ma torniamo a Fogarty. Bene, Cagiva nel 1994 si ritirerà, e il suo vero impegno resterà la Superbike, dove conquisterà 59 vittorie complessive e 4 Titoli Mondiali tra il 1992 ed il 1999 con un’altra Rossa, la Ducati, prima del ritiro annunciato nel 2000 a seguito di un infortunio al braccio subito in Australia, seconda tappa del Mondiale di quell’anno dove si presentava nuovamente come Campione in carica.

Circa la sua esperienza nel Motomondiale, Re Carlo si espresse così.

“Onestamente, non ho mai avuto una vera occasione. C’era abbastanza “politica” in tutto questo, a livello di sponsor. Ebbi un incontro con Kenny Roberts in Spagna, a fine 1995, per poter entrare nel Team Marlboro Yamaha, sembrava una buona occasione su una moto adatta alle mie caratteristiche.

Sono convinto che su quella moto avrei vinto delle gare e avrei lottato per il titolo, non mi importa di chi la pensa diversamente.

Anche perché da wild card sulla Cagiva, a Donington nel 1993, sarei andato sul podio se soltanto non fossi rimasto senza benzina. Era una moto che non avevo praticamente mai provato, eppure iniziai con il secondo tempo nelle prove del venerdì, e nessuno se lo ricorda… Io invece ricordo che iniziai a cercare il mio nome sullo schermo dall’ottavo posto in giù, e non lo trovavo.

Ma attorno a me vedevo gente sorridente, molto sorridente: ci credo, ero secondo dietro Wayne Rainey, davanti a Kevin Schwantz e Mick Doohan! Il sabato, però, caddi in modo pesante, colpa di un attimo di deconcentrazione, e praticamente persi l’intera giornata.

Per la gara, dove scattai dalla seconda fila, tirammo a indovinare tutto: assetto, gomme. Alla fine ero terzo, nonostante problemi con la gomma anteriore e i freni, ma finì la benzina! Conclusi quarto.

Non male, per essere stata la parentesi di un weekend su una moto non mia. Parlai anche con Garry Taylor per il Team Lucky Strike Suzuki. Ma come accadde con Roberts, anche loro mi fecero capire che, pur volendomi, non avrebbero potuto ingaggiarmi: lo sponsor voleva altri nomi.

Almeno, questo è ciò che mi venne raccontato, e non conosco tutta la storia. Forse ho le mie responsabilità, non mi ero “venduto” bene, dicendo a volte cose poco diplomatiche. Ma come pilota, avevo uno stile di guida paragonabile a Luca Cadalora, Max Biaggi, Carlos Checa, gente che ha avuto successo in 500.

E non credo che loro fossero più forti di me. Credete davvero che sui curvoni di Donington o Assen non avrei potuto vincere nella stessa 500? Credetemi, avrei vinto anche in 500. Guardate Simon Crafar, che non ha mai vinto in Superbike, ma l’ha fatto in 500.

Non dico che avrei vinto il titolo, perché sarebbe servito battere Doohan nell’arco di una stagione, ma sarei stato competitivo. Ripenso a Cal Crutchlow, quando ha vinto in MotoGP: non dico che l’ho invidiato, ma avrei voluto esserci io al suo posto, come primo inglese a vincere in top class dopo Barry Sheene. Avrei voluto che di Cal si dicesse: il primo inglese a vincere in top class dai tempi di Fogarty”.

Ah, Volete vedervi integralmente il Gran Premio di Donington del 1993? Lo trovate su Youtube, qui!.

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