La Yamaha dice addio al Mondiale SBK

Yamaha Motor Europe N.V. (YME) has decided to withdraw their official Yamaha World Superbike Team at the end of the current season from the FIM Superbike World Championship.

Sono queste le prime righe presenti sul Sito ufficiale del Yamaha Official World Superbike Team. Dopo la Ducati (che ha lasciato alla fine del 2010) sarà quindi anche il Team della Casa giapponese con Sede a Gerno di Lesmo a lasciare il Mondiale Superbike privo del suo Team ufficiale.

Una scelta dettata, spiega la Yamaha, dalla critica situazione del settore Motociclistico e dalla volontà di reinvestire in settori strategici: non basta l’ottimo Mondiale del team brianzolo (3° con Melandri, 4° con Laverty) ed il Titolo piloti ottenuto nel 2009 con l’americano Ben Spies, oggi protagonista in MotoGP. A dimostrazione che la scelta sia stata presa di recente, probabilmente anche per l’ulteriore serie di problemi e complicazioni che ha portato lo Tsunami/Terremoto/Emergenza nucleare che ha colpito il Giappone in primavera: proprio qualche giorno fa la Honda comunicava di essere in calo dell’88%. Non si spiegherebbe il notevole investimento fatto per portare Marco Melandri come prima guida della casa di Iwata, anche perchè noi brianzoli sappiamo bene in quali condizioni reali versi la Casa e quali polemiche stiano accompagnando, da anni, la gestione dell’ormai ex-stabilimento di Gerno (luogo di un presidio permanente da parte delle decine e decine di ex lavoratori licenziati dopo lo spostamento della produzione in Spagna).


I giapponesi comunicano anche che Melandri e Laverty sono autorizzati a trovarsi un’altra sistemazione a partire da oggi stesso: non sarà semplice, perchè anche la Suzuki è orientata verso un quantomeno notevole ridimensionamento (in MotoGP, causa mancanza di fondi, schiererà le 800cc anche nel 2012 nonostante il “ritorno” delle 1000): c’è quindi da aspettarsi, per il prossimo anno, almeno un paio di piloti “appiedati” ed una griglia di partenza con 16-18 moto. A meno che qualche facoltoso imprenditore da Paddock non voglia “rimpiazzare” Yamaha (e Suzuki?) con realtà private: cosa ad oggi francamente utopica. Ed è chiaro che il futuro del Mondiale Superbike, a questo punto, dipenderà dalle scelte dei suoi protagonisti.

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