Il Tabù-58: il sottile confine tra ricordo, dolore e “modaioli”

Le iniziative per ricordare Marco Simoncelli sono tantissime. Il Circuito di Misano, da meno di un mese, porta il suo nome. Al Mugello è stata allestita una Tribuna che “debutterà” in occasione del GP d’Italia.

Credo comunque sia giusto fare una riflessione.

Parliamoci chiaro, sto per dire qualcosa che pensano in tantissimi. I temerari che hanno avuto l’ardire di parlarne hanno trovato sempre un interlocutore che, casualità, la pensava come loro. Sintomo che sia andato a formarsi un vero e proprio Tabù che da mesi ingabbia gli addetti ai lavori.

Ora però è giunto il momento di affrontare il discorso. Lo faccio dopo che ad Aragon è stata dedicata una curva a Carlos Checa, pilota che il giorno dopo la cerimonia ha corso tra quei cordoli. Lo faccio pensando alla “curva Doohan” di Valencia, alla “curva Schumacher” del Nurburgring, alla “curva Pons” di Jerez, tra quelli che mi balzano subito in mente.

Parlandone con alcuni di voi su Twitter è venuta fuori una considerazione tosta e vera: perchè in Italia non siamo in grado di celebrare le persone in vita? Perchè dobbiamo aspettare un evento tragico per dare il via ad iniziative?

Qual è il confine tra “Memoria” e retorica? Noi ovviamente ci smarchiamo: noi, nel senso di tutto quel Mondo fatto di appassionati, tecnici, protagonisti, piloti, giornalisti da paddock. Noi i piloti li conosciamo ogni giorno, non abbiamo bisogno della tragedia e dell’atteggiamento lucrativo e morboso dei Mass Media.

E i piloti sono tutti uguali: lo sono in pista, lo devono essere a maggior ragione quando non ci sono più.

La sensazione è che attorno a Marco Simoncelli si sia creato qualcosa che va oltre la “Memoria”. Memoria ne ha chi conosceva e vuole ricordare, non chi ignorava e ora vuole ostentare pietà e amore perchè si è innescato un meccanismo atroce, a partire da quel maledetto incidente fatto vedere per una settimana a reti unificate, fino a quel Funerale trasmesso in Diretta Televisiva.

La sensazione è che ci sia in atto una “gara” che vede coinvolti, inconsciamente e non, un po’ tutti. Mettere una foto di Sic, una frase, un simbolo… tira. È brutto da dire ma è così, e in troppi strumentalizzano.

Chi non è d’accordo con questa affermazione o ha qualcosa da nascondere oppure non è del settore.

Non stiamo dicendo che dietro all’intitolazione del Misano World Circuit ci siano gli Euro (eravamo presenti alla Conferenza stampa, tra l’altro, e abbiamo visto tanto dolore e una giusta quantità di buona fede), così come non lo diciamo della Tribuna “58”. La questione è logicamente più seria, sociale e profonda.

Diciamo invece che Noi (per “Noi”, leggere prima) dovremmo essere i primi a “stoppare” questa ondata emotiva in nome di un principio semplice: l’eguaglianza e il rispetto. Eguaglianza e rispetto, nel nostro piccolo, per tutti i piloti che hanno trovato un tragico destino nelle Corse, magari pure sulla stessa pista.

Facebook in tal senso enfatizza: mi ricordo che, la settimana tra il 23 e il 30 Ottobre 2011, non riuscivo a capire chi fossero i miei contatti dall’Immagine profilo.

Purtroppo il Sic fu quello che, cinicamente, si chiama “il morto del mese”: ovvero quel personaggio noto (o reso noto dal meccanismo dei Mass Media/Social Media) che monopolizza le attenzioni della platea. Non penso di esagerare dicendo che la metà dei miei “Amici” avesse la foto di Marco.

Del resto la sua Fans Page, nel corso del Warm Up Lap di Sepang, aveva 10mila Fans. Una settimana dopo la morte ne aveva mezzo milione. In gran parte figli della TV del dolore, i “modaioli” della tragedia, i “moralisti” del giorno dopo: aspettiamo smentite e mimetizzazioni dietro al famoso “dito”.

Stiamo parlando di questo: ci vorrebbe più sobrietà, più consapevolezza. Si può ricordare, soffrire, conservare, rispettare… anche senza urlare, senza coprirsi di scritte, senza spettacolarizzare.

Se poi chi “ostenta” lo fa perchè altrimenti se ne dimenticherebbe, allora quello è un altro discorso.

Basterebbe ammetterlo.

 

 

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5 Comments

  1. Come potete vedere tutti la mia immagine del profilo, è quella di Marco su una ruota. L'ho messa il 23 ottobre a sera, tra una lacrima e l'altra, e ancora non l'ho tolta. Seguivo Marco dai tempi della 125, da quando veniva chiamato SuperPippo da Coriano e me lo sono sempre immaginato prima o poi, Campione del mondo Motogp.. Magari anno 2013 – 2014… Secondo me era un talento puro, un ragazzo semplice, puro e dannatamente coriaceo, un vero combattente e soprattutto un vero pilota. Terrò la sua foto ancora a lungo perché a modo mio, voglio che continui ad essere visto, e voglio che chiunque guardi il mio profilo sappia che per me è ancora vivo, come è vivo dentro il cuore di ogni appassionato , vivo dentro chiunque abbia avuto la fortuna di vederlo girare, di vederlo combattere… è vero che il nostro amato sport se ne è portati via tanti, ma è altrettanto vero che in pochi sono riusciti a trasmettere il buono che ha trasmesso Marco. Questa è la grande vittoria di Marco, non essere mai uscito dalla vita di tanti appassionati pur avendo smesso di farci sognare quel maledetto 23 Ottobre.

    Quando si assiste ad eventi del genere si avverte la terribile sensazione che il genere umano abbia fatto un piccolo passo indietro, perdendo una piccola unicità, un piccolo grande esempio che la normalità, la semplicità, siano valori che vanno aldilà della fama, della gloria e del denaro.

    Come disse qualcuno: "tanto duro in pista come dolce nella vita"

    Quel ragazzone pieno di ricci mi ha lasciato qualcosa che non è mai riuscito a darmi nessuno… ed è per questo che, a modo mio, cerco di tenerlo " vivo "

    un caro saluto a tutti.

    Race Your Life.

  2. Sono d’accordissimo con l’articolista ma devo dire che è comprensibile una tale manifestazione d’affetto. Io per primo in vari blog ero molto critico con le pericolose evoluzioni di cui si rendeva protagonista in pista, che fosse troppo aggressivo e che tale aggressività potesse cagionare danno ad altri ( Pedrosa nella fattispecie). Quindi diciamo che non simpatizzavo troppo per lui pur riconoscendo che fosse un potenziale fenomeno ma forse ancora acerbo. Ma quando succede una cosa come è successa a lui, quando una vita si spezza, la vita di un ragazzo, che trasmette al mondo tutta la sua gioia di vivere, di un ragazzo che dava tanto in umanità a questo sport e che avrebbe sicuramente dato ancora di più……beh si rimane senza parole. Si capisce l’enormità della tragedia, anche se solo in piccolissima parte rispetto al dolore dei suoi cari, e si comprende che forse tutti abbiam perso qualcosa….ripeto non si può che cercare di manifestare, in modo o nell’altro che lui ci ha toccato, che la sua presenza ha significato qualcosa quasi fosse un modo per recapitargli prima che vada a correre la sua gara nella pista eterna un messaggio d’affetto.

  3. Sinceramente vedo il problema solo verso chi voglia lucrare sulla cosa…se poi qualche manifestazione d'affetto sia più o meno spontanea, dettata magari dall'euforia generale, pazienza, di sicuro non reca danno a nessuno…comunque d'accordissimo non sarebbe male celebrare i campioni anche mentre sono in vita, senza dover aspettare per forza il fattaccio!
    peace and gas men

  4. lo conoscevi di persona? nel senso…eravate amici per poter scrivere in questo modo?

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