Rallylegend: i piloti hanno il diritto di sbagliare. Ma Stampa e VIP hanno deciso: la colpa è di Bonaso.

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Se ne sono lette e sentite di tutti i colori su quanto accaduto la scorsa domenica al Rallylegend di San Marino. Per chi vivesse lontano dai social network ecco il brevissimo riepilogo: ore 12, prova speciale San Marino 1, l’asfalto è bagnato. La Renault Clio Maxi numero 44 esce di strada ad alta velocità e travolge una decina di persone. Un morto e otto feriti.

Da subito gara sospesa, posizioni congelate alla ps precedente e cerimonia di premiazione annullata. Al suo posto è indetta una conferenza stampa durante la quale la Direzione Gara scarica la responsabilità della tragedia sulle spalle del pilota; si parla semplicemente di errore umano. Passano poche ore e arriva il supporto da parte di illustri ex piloti e dalla stampa. Si afferma che la zona fosse sicura e che si sia trattato di una fatalità. La colpa viene data ad Enrico Bonaso, il pilota della Clio Maxi, con annessi discorsi sulla “sfortuna”.

Che si creda o meno al destino, il fatto di domenica 9 ottobre con esso ha poco a che fare. Sostenere che la curva incriminata fosse in sicurezza equivale a sostenere il falso ed è un mezzo per tentare di togliersi di dosso buona parte delle colpe. Che sia poi l’organizzatore della manifestazione a fare certe dichiarazioni lascia allibiti.

C’è addirittura chi ha chiamato in causa la mancanza di lucidità. Così facendo si toglie ai piloti il sacrosanto diritto di sbagliare. “Motorsport is dangerous”, lo dice la FIA. Ma dovrebbe esserlo solo per chi corre, perchè chi corre sa quello che fa e sa quello che può succedere. Sarebbe assurdo pretendere che piloti e navigatori diventino responsabili anche per chi sta a bordo strada.

La svolta tra via Piana e via Giacomini non era sicura, è ormai tristemente chiaro. A pochi metri dalla traiettoria ideale si trovavano decine di persone, commissari di percorso e perfino un trattore parcheggiato. È un mezzo miracolo che non sia andata molto peggio, dico io.

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Di fotografie e filmati ne sono girati anche troppi, ma alcuni di essi hanno aiutato a far chiarezza e a far capire a tutto il mondo dei rally che lì la gente non ci doveva stare. Quella era una via di fuga come ce ne sono di rado nei rally e in quanto tale doveva essere lasciata totalmente libera da uomini e mezzi.

Certo, ad un evento come Rallylegend il pubblico è tantissimo e non è mai facile tenerlo a bada. Soprattutto quando ci sono pochi ufficiali di gara a scontrarsi con una massa di centinaia di appassionati. L’unione fa la forza dicevano, e quando si parla di rally e tifosi è vero più che mai, solo che lo è in negativo. Forse il Legend è rimasto un po’ legend anche in quanto a misure di sicurezza.

Gli apripista dovrebbero servire anche a questo, a verificare che la piesse sia sgombera in ogni suo punto critico: l’alternativa dovrebbe essere rinviare la partenza del primo concorrente o addirittura annullare la prova cronometrata. Questo è quello che dice il buon senso, ma si sa, quando ci va di mezzo il denaro, spesso passa in secondo piano. E se il Rallylegend per gli spettatori è un vero spettacolo, per gli organizzatori è in primo luogo un gran bel business, quindi the show must go on.

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