Asfaltare la Pikes Peak è stata una cazzata. Lo sanno ma non vogliono ammetterlo.

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La Pikes Peak International Hill Climb era la Cronoscalata più bella del Mondo. Lo è ancora, anche se non sappiamo per quanto tempo. Ma una volta era anche unica. Poi l’asfaltatura completa, l’addio alle vetture Proto-Rally e l’importazione di vetture da Circuito. Una evoluzione… pericolosa. E la resa dei conti è cominciata.

È la contraddizione del nuovo Regolamento PPIHC 2016: le moto Supersportive sono state bandite dalla Cronoscalata più famosa al Mondo.

La giustificazione dell’Organizzazione è stata “Sicurezza”, principio nel nome del quale erano state create le condizioni che avevano portato le moto Superbike a correre sulle pendici del Colorado sfoggiando tempi-monstre, consacrando nelle ultime due edizioni Kawasaki Ninja ZX-10R e Honda CBR 1000RR.

Il nuovo Regolamento della Pikes Peak International Hill Climb, che si correrà a partire dal 20 Giugno 2016, vieta invece espressamente la partecipazione di moto con semimanubri, quindi Supersportive. La norma è stata creata ad hoc: bandite anche le Superbike adattate. Le moto con manubrio alto potranno partecipare solo se commercializzate nella produzione di serie.

Nel 2012 il percorso che porta alla vetta della montagna era stato completamente asfaltato, togliendo l’affascinante variabile del percorso con superficie mista, ancor prima completamente Offroad.

Da quel giorno è iniziato l’abbattimento progressivo di ogni Record. Il primato assoluto (automobili) spettava alla Leggenda giapponese Nobuhiro Tajima che nel 2011 fissò il tempo-limite in 9’51.278, abbattendo il muro dei dieci minuti con la Suzuki SX4 V6 Biturbo Pikes Peak. Ma dobbiamo assolutamente ricordare l’impresa di Rod Millen che nel 1994 vinse in 10’04.06 con una Toyota Celica da circa 900 CV, primato imbattuto per la superficie offroad.

Ma con la completa asfaltatura decisa nel 2011 il tempo delle vetture che si collocavano a metà strada tra Rally e Prototipi finì. Addio alle ideali eredi delle Audi Sport Quattro E2 e Peugeot 405 Turbo 16.

Il risultato è stato l’exploit dei prototipi stradali, l’avvento delle Superbike, le GT3, le Open Wheel e la tentazione da parte di qualcuno di schierare a Colorado Springs le LMP2 normalmente utilizzate nella American Le Mans Series senza i vincoli FIA/ACO/ALMS.

Ci aveva provato un anno fa HPD, ma la vettura fu costretta al ritiro per problemi tecnici. Nell’abitacolo c’era Justin Wilson, tragicamente scomparso un mese più tardi al Pocono Raceway di Long Pond durante una gara di IndyCar.

Nel biennio successivo all’asfaltatura il primato venne abbassato prima da Rhys Millen con la Hyundai Genesis PPIHC, poi da Sebastien Loeb con il prototipo Peugeot 208 T16 Pikes Peak costruita dal Gruppo PSA con quel solo obiettivo.

Il nove volte iridato WRC girò in 8’13.878. Praticamente due minuti più veloce nello spazio di 20 chilometri che collega il punto di partenza posto a 2.862 metri di altitudine con quello di arrivo a 4.300 metri, dopo 156 tra curve e tornanti mozzafiato.

Come pensassero di rendere più sicura una corsa senza parapetti abbassando del 20% i tempi, incrementando velocità di punta e medie di percorrenza resta ancora un vero mistero. Hanno messo barriere e air fences nei punti critici, inutili a certe andature. Alla Pikes Peak non vai a sbattere. Alla Pikes Peak finisci di sotto.

Dopo aver portato le velocità a livelli pazzeschi e aver pianto i motociclisti Bobby Goodin e Carl Sorensen, che negli ultimi due anni avevano coraggiosamente provato la scalata su Triumph Daytona 675R e Ducati 848, scatta oggi il divieto a Supersport e Superbike.

Le motivazioni addotte dall’Organizzazione, che ha puntato il dito sui semimanubri e sulla difficoltà del loro controllo in situazioni critiche e non su asfalto e velocità, hanno lasciato perplessi molti piloti di vertice, come il Campione in carica Jeff Tigert, che non riesce a spiegarsi il senso di mettere al bando un’intera categoria di moto.

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Jeff Tigert, trionfatore della PPIHC motociclistica nel 2015 con la Honda.

In realtà il motivo è molto semplice. Detto terra-terra, tanto per usare un termine un tempo caro alla PPIHC: si sono accorti di aver fatto una cazzata. Ma visto che rimettere la terra o spaccare l’asfalto non si può, anche per alcune pressioni politiche (e turistiche) che portarono alla scellerata decisione, stanno cercando di abbassare le prestazioni.

Con l’asfalto si va troppo veloci: Tigert ha portato la CBR al settimo posto assoluto (auto e prototipi compresi!) in 10’02.735, a parità di tracciato e condizioni quasi trenta secondi più veloce delle Ducati Multistrada protagoniste dell’ultimo periodo storico e un minuto più veloce delle Supermoto che dettavano legge dieci anni fa. Prima dell’asfaltatura completa il primato era della Ducati Multistrada e di Carlin Dunne in 11’11.320.

Oggi si va alla ricerca di un modo per farle andare più piano. Dopo averla trasformata in una Cronoscalata apparentemente “normale” tra la legittima indignazione dei puristi.

È stato già fatto indirettamente con le quattro ruote, sponsorizzando ed incentivando la categoria dei veicoli EV (elettrici) al posto della Unlimited, portando i piloti migliori nella Division Electric e fissando il nuovo tempo-vittoria in 9’07.222 con lo specialista Rhys Millen, 44 secondi più lento del primato nonostante l’enorme vantaggio dato dal propulsore elettrico che, rispetto al termico sovralimentato, non ha cali di prestazione legati ad altitudine e pressione atmosferica.

Basti pensare che la vittoria tra le Unlimited nel 2015 è andata a Dominic Dobson su Radical SR8 in 10’15.289, ma quella che 24 mesi prima era la “Classe Regina” si trova a girare due minuti più lenta del Record e a stento rientra nella attuale Top 10.

La Pikes Peak era unica. Oggi è ancora bellissima, ma le strategie di (presunto) ammodernamento e (presunta) sicurezza rischiano di omologarla a quello che è lo standard dei nostri giorni: il rallentamento volontario dei mezzi in gara. Sarebbe bastato lasciare la terra. 

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