Vi racconto cosa si prova a scannare sulla Fabia R5 con un Campione.

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Abbiamo fatto da co-piloti ad Umberto Scandola sulla SKODA Fabia R5. Vi raccontiamo com’è trovarsi accanto ad un pilota professionista di Rally, su di un mezzo ufficiale, percorrendo le curve di una tappa del CIR vinta due mesi prima.

Sinistra quattro, destra tre, sinistra tre lunga, destra cinque lunga chiude, sinistra quattro lunga, destra cinque chiude in destra due.

Queste, più o meno, sono le note che Guido d’Amore scandirebbe nell’interfono se si trovasse sul posto di lavoro, rannicchiato nello stretto sedile di destra della Škoda Fabia R5 pilotata da Umberto Scandola.

E invece, imbragato nelle Sparco a cinque punti ci sono io, uno qualsiasi, che su una vera auto da rally non ci era mai salito. Figuriamoci su una di ultima generazione come l’incredibile hatchback cèca da corsa, ufficiale Škoda Motorsport.

Lo sospettavo da tempo, ma appena scavalco il roll bar e mi lascio cadere nell’anatomico in carbonio ed alcantara ne ho l’immediata conferma.

L’abitacolo di un’auto da rally è il luogo migliore in cui una persona sana di mente possa trascorrere il suo tempo.

Dopo anni passati a letteralmente drogarmi di video camera car registrati sulle auto di categorie più disparate, dalle Gruppo B alle WRC, dalle Gruppo A alle mitiche Kit Car, oggi sono qui. Ingabbiato dentro una R5, con il casco in testa e le cinture allacciate. Se è un sogno non svegliatemi.

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Non è un sogno. Umberto, Campione italiano 2013, ingrana la retromarcia ed esce dalla tenda Škoda. Si porta sul nastro d’asfalto della Speciale Erbezzo, una delle prove del Rally Due Valli, ultima tappa del Campionato Italiano Rally disputata nemmeno due mesi fa. Provate a indovinare chi l’ha vinta.

Folle. Già al minimo, attorno ai 1.700 giri al minuto, la Fabia borbotta che è un piacere. Umberto si scusa con me, ma dobbiamo aspettare ancora qualche secondo per avere il via libera. A me viene quasi da ridere: potrei stare chiuso lì dentro tutta la vita e sarei felice, glielo dico e a ridere è lui.

Tutta l’auto è scossa da un brivido quando il cambio sequenziale innesta la prima. Si parte, piano per qualche metro e poi giù tutto il gas.

Seconda, terza e ci si lancia nella prima curva ad una velocità che mi lascia senza fiato. La svolta seguente ha lo stesso effetto, e pure quella dopo. Vorrei semplicemente urlare. Di gioia.

Dopo le prime centinaia di metri la fiamma che ho dentro non accenna ad attenuarsi, ma almeno imparo a conviverci.

Non penso a nulla, mi limito a tenere lo sguardo fisso sulla strada, sugli alberi e i muretti che si avvicinano con una rapidità preoccupante. In realtà non ho paura. Sono eccitato come forse mai nella mia vita.

Le Michelin a stampo si aggrappano con un’efficacia impressionante all’asfalto freddo e regolare. Il cambio innesta le marce con la precisione e la velocità di un’arma da fuoco. I differenziali sibilano e il turbo soffia.

Il rumore all’interno dell’auto è tutto sommato contenuto, il quattro cilindri turbocompresso da 1,6 litri è relativamente silenzioso e i suoni più prepotenti sono quelli meccanici, di cambio e differenziali, appunto.

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Umberto guida pulito e con espressione tranquilla, si capisce che tutto questo è per lui assolutamente normale e che, anzi, non sta certo spingendo al limite. Mi chiede come sto e io rispondo con qualcosa tipo: “Mai stato meglio”. Ed è vero.

Arriviamo alla fine del tratto di strada chiusa, ma non prima di esserci concessi una spazzolata da orgasmo lungo una curva a sinistra affacciata sullo strapiombo. Colpo di leva e la Fabia si gira di 180°, di nuovo giù tutto e in poche, troppo poche decine di secondi siamo al punto di partenza.

Ancora una lieve tirata di freno a mano e Umberto infila il muso della Fabia sotto il gazebo Škoda con precisione millimetrica. Subito interviene Guido a liberarmi dalle cinture, ringrazio tutti, con qualche difficoltà scavalco il roll bar e scendo. Torno a respirare.

Guarda il Video!

È tutto finito. Pochi minuti, ma è stata una delle esperienze più intense che abbia mai vissuto. Quando mi chiedono come sia stato fatico a rispondere con frasi sensate, sono ancora senza parole e mi escono solo parecchi “bellissimo”. Perché è stato bellissimo, qualcosa di decisamente fuori dal comune.

Ricordate lo spot Costa Crociere di qualche anno fa? Quello in cui i protagonisti cadevano nella depressione più profonda dopo essere tornati a casa. Ecco, io mi sento circa così, privato di qualcosa.

Ho toccato il cielo e ora non so come potrò fare a meno di quell’inebriante sensazione, di quelle palate di adrenalina sparate dritte in vena.

Ancora non ho capito come, ma in qualche modo dovrò farmela passare, almeno per un po’…

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