Perchè lo Scandalo Diesel ha effetti devastanti sulla F1. E sulla Red Bull.

AUDI-F1-REDBULL

Lo Scandalo Diesel distrugge i sogni della Red Bull che, oggi, si trova senza motore. E non certo perchè a Milton Keynes avrebbero voluto montare il 2.0 TDI.

Negli ultimi mesi la Red Bull Racing si è trovata prima ai ferri corri con il motorista Renault, con il quale ha rotto il rapporto di fornitura e, ora, sta vivacemente polemizzando con Ferrari dopo aver incassato il veto della Mercedes

Helmut Marko non è certo un fenomeno nella diplomazia, almeno parlando di personaggi e colleghi sulla Stampa, ma il dato di fatto che è il Team anglo-austriaco si trova senza motore a quattro mesi e mezzo dai primi Test pre Stagionali del 2016.

Dopo aver mollato Renault e aver incassato il ritorno dei francesi come diretti rivali (stanno acquistando la Lotus e correranno nel 2016 come Renault F1 Team), Red Bull è stata rimbalzata dalla Mercedes e si è ritrovata al tavolo con Sergio Marchionne e Maurizio Arrivabene.

Il Presidente e il Team Principal della Ferrari hanno posto le loro condizioni che, a questo punto, non sono proprio quelle raccontate dai Media italiani.

Red Bull Racing pretende un trattamento ufficiale dalla Casa di Maranello. Insomma, vuole che il motore e la Power Unit installata sulla futura RB12 sia in tutto e per tutto identica all’omologa Ferrari.

Ferrari si guarda bene dall’offrire alla Red Bull il medesimo pacchetto e ha proposto agli uomini di Chris Horner una PU con Specifiche 2015 e aggiornamenti nel corso del Campionato.

Inutile dire che Marko si sia arrabbiato moltissimo, per dirla proprio semplice.

L’ex pilota austriaco, braccio destro di Dietrich Mateschitz, si è sfogato sulle pagine di Auto Motor und Sport denunciando l’atteggiamento della Ferrari e dichiarando che “loro stanno giocando con noi, ma noi non abbiamo intenzione di stare a giocare ancora a lungo. Hanno la faccia tosta di offrirci una PU meno evoluta rispetto a quella che avranno Sauber e Haas”.

Marko può far credere di avere il coltello dalla parte del manico quanto vuole, arrivando a dire che “stiamo pensando di lasciare il Circus”, ma la verità è che la Red Bull si trova con le spalle al muro e in una situazione divenuta psicodrammatica dopo l’esplosione dello scandalo diesel che ha sta coinvolgendo il Gruppo Volkwagen.

Perchè? Perchè nei piani della Red Bull c’era l’idea di trascorrere uno-due anni con un nuovo motorista (Ferrari o Mercedes, visto che in Honda hanno qualche problemino) per poi abbracciare il Progetto Audi F1 sul quale si è molto speculato negli ultimi anni ma che potrebbe trovare realizzazione nella prossima Formula 1, quella dei nuovi motori e delle nuove regole che, come sempre, è destinata ad arrivare quando le attuali PU avranno compiuto cinque anni.

La detronizzazione di Ferdinand Piech aveva aperto la strada alla Formula 1 per il Gruppo di Wolfsburg, visto che il vecchio nipote di Ferdinand Porsche ha sempre posto il proprio veto almeno fino a quando Bernie Ecclestone sarebbe rimasto in Formula 1.

I due si odiano e fosse stato per Piech il Gruppo avrebbe continuato a correre nel Mondiale Endurance per i prossimi dieci anni.

Il piano portato avanti dalla nuova generazione del management VW era quello di lasciare a Porsche il FIA WEC e di lanciare Audi/VW in Formula 1 nel triennio 2017/2019. Un investimento importante che rispecchia la forza e il potenziale del Gruppo.

Tutto questo fino a una settimana fa. Poi è scoppiato il Diesel Gate. Uno scandalo del quale ancora non si conoscono le proporzioni ma che vede peggiorare la posizione dei tedeschi di giorno in giorno, al ritmo di mezzo milione di vetture “illegali” ogni ventiquattro ore.

Volkswagen sta sospendendo la vendita dei motori Euro 5 2.0 TDI in diversi Paesi, negli Stati Uniti arriverà una multa miliardaria, una prima dimensione del danno di immagine l’avremo solo tra un mese così come il budget che VW dovrà destinare ai richiami che riguardano un numero indefinito di vetture.

Richiamo che dovrà risolvere i problemi di emissioni, facendo rientrare i motori nei parametri che per due volte non sono stati rispettati e per i quali VW è dovuta ricorrere al famoso software in grado di riconoscere il ciclo di omologazione, facendo ipotizzare che VW non sia semplicemente in condizione di ottenere il risultato richiesto dalla Legge sui propulsori 2.0 TDI Euro 5 venduti dal 2008/2009 ad oggi.

Non senza affogare le prestazioni delle vetture: problema non da poco visto che negli U.S.A. i Clienti hanno già pronta una Class Action nel caso in cui le proprie vetture, dopo il richiamo, non dovessero essere conformi a quanto proposto in origine.

Parlare di cifre chiare ad oggi è difficile, proprio perchè il danno finanziario si sta sviluppando su diversi canali. Ciò che è certo che è VW sarà travolta da uno Tsunami che costerà decine di miliardi di dollari.

E che oggi, la Formula 1, non è più nella lista delle priorità, che è divenuta quella di accantonare i primi 6,5 miliardi di dollari per il pagamento della multa che arriverà dagli States.

Volkswagen rivedrà i propri piani Motorsport. E il “sogno germanico” di una monoposto austriaca con motore tedesco che da anni animava Marko e Mateschitz, probabilmente resterà tale. Con effetti devastanti per gli equilibri che la Formula 1 avrebbe potuto trovare grazie all’ingresso di Audi.

E allora quale futuro per la Red Bull Racing? 

Helmut Marko potrebbe essersi già pentito di aver mandato a quel Paese la Renault. Perchè la sua squadra, per colpa e oggettiva sfortuna, è mutata da dominatrice ad anello debole.

Dovrà accettare le condizioni del futuro motorista e sperare che Ecclestone vada a fare due chiacchiere con Marchionne per esorcizzare un addio clamoroso. Oggi la Red Bull è senza motore e vede sgretolarsi il proprio più ambizioso progetto a lungo termine. Dal Sogno all’Incubo.

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