Luoghi di Culto, 2° Puntata: Autodromo di Monza (Italia)

monza bodo

 

Nuova puntata della Rubrica “Luoghi di Culto”, il viaggio di IN FULL GEAR nei Circuiti che hanno segnato la Storia dei Motori. Questa volta tocca all’Autodromo Nazionale di MonzaLa “nostra” Pista, l’asfalto che sin da bimbi ci ha fatto brillare gli occhi e sognare.

 

Il mese scorso vi ho parlato di un circuito, quello di Rijeka, che era a mio parere quello, tra le piste dove ho avuto occasione di girare, che tecnicamente mi è sempre parso il più adrenalinico, sarà per quelle curve spaventose che sembrano disegnate da un pazzo (in senso positivo ovviamente, perlomeno se siete un po’ fuori di testa anche voi..).
Il mese prossimo probabilmente vi parlerò di un circuito mitico  (e vi ricordo che io sono un motociclista – non immaginatemi su una Lambo), probabilmente il più divertente (e già ve lo dico: è quello tra le colline Toscane..).

Ora è il momento di parlare del Circuito Italiano per eccellenza, quello che ha più fascino di tutti e quello che mi ha convinto ad abbandonare le piccole cilindrate. Quel circuito che chi non capisce molto di moto dice essere “inadatto alle due ruote”; quel circuito che per noi di IFG, vivendoci a pochi chilometri, ci fa sentire la F1 semplicemente aprendo le finestre di casa; quel circuito che ci ha fatto vivere notti magiche – e abusive, forse – in tenda, accampati nel bosco, in attesa della SBK al mattino.
Ovviamente parlo del Circuito di Monza.

 

Storia

Prima che arrivi tutta la parte interessante per gli smanettoni, farò un riassunto della storia del circuito. Essendo uno dei più antichi del mondo c’è tanto da scrivere..
Viene costruito dal famigerato Automobile Club di Milano. Tra i tanti motivi, vi era la ricerca di un impianto fisso dove ospitare gare in Italia, viste anche le crescenti prestazioni dei veicoli e l’inadeguatezza degli impianti non permanenti del territorio. Dopotutto, all’epoca, era stata già raggiunta la notevole velocità media, in tali circuiti, di oltre centoquaranta chilometri orari.

E’ vero, potrei detenere un record simile anche io sulla mia Fiesta, ma voi dovete provare a fare un tuffo negli anni venti e immaginarvi delle macchine da corsa che assomiglino più alla vostra Mountain Bike che alla mia utilitaria. Una volta ultimato, misurava “solo” dieci chilometri anziché i quattordici del progetto originale.

 

Nel 1929, per la prima volta, vengono toccati i duecento chilometri orari nell’anello veloce (in quegli anni, unica parte utilizzata per i gran premi). Negli anni trenta inizia una serie di modifiche radicali a causa di incidenti mortali abbastanza frequenti: nel 1934 la velocità media era scesa a poco più di cento chilometri orari. Anche i gran premi motociclistici, benchè con una cadenza abbastanza incerta, vengono disputati sul circuito di Monza, ma con un circuito sempre diverso – a volte l’anello, a volte la versione da dieci chilometri, a volte quella da sei. Dopo una lunga pausa a causa della Guerra, è il 1955 l’anno in cui viene costruito un nuovo anello di alta velocità che ricalcava quello del progetto originario ma adeguato alle macchine dell’epoca e meno pericoloso, ovvero quello che possiamo vedere tutt’ora nel parco. Alla fine degli anni cinquanta la velocità massima sull’anello superava già i duecentottanta chilometri orari. Nel 1961 un tragico incidente di Formula 1 costa la vita al pilota Tedesco della Ferrari Wolfgang von Trips, la cui auto travolge e uccide undici spettatori.

Nonostante le varie modifiche al tracciato e l’introduzione di nuove chicane per ridurre la velocità, gli incidenti mortali non cessano e nel 1973, durante il Gran Premio motociclistico delle Nazioni (tappa del Motomondiale) perdono la vita Renzo Pasolini e Jarno Saarineen durante un incidente al Curvone (causato dalla caduta dello stesso Paso) in cui restano coinvolti altri dodici piloti. Negli anni ottanta e novanta il tracciato subisce piccole modifiche (che lo rendono pressochè uguale a quello odierno) ma enormi evoluzioni a livello di sicurezza e strutture. Il nuovo millennio porta solamente nuove e modernissime strutture per l’hospitality e una nuova prima variante.

 

Numeri

La lunghezza del circuito completo (quello usato da Formula 1 e Superbike, per intenderci) è di 5793 metri. Il rettilineo principale è di quasi 1200 metri, uno dei più lunghi del mondo: se volete vedere “quanto vi fa” il vostro mezzo da pista è il posto giusto per poi tirarsela al bar; la velocità massima raggiunta il F1 è infatti di oltre 370 kmh (Pizzonia/Bmw) mentre la Superbike ha fatto segnare la velocità record nel 2010 di 333 kmh (Biaggi/Aprilia). Se siete per le piccole cilindrate invece (con le quali comunque adesso è vietato girare) si dice che negli anni novanta le Cagiva Mito della categoria 125sp (perlomeno le ufficiali del team Lucky Stricke di Lusuardi) abbiano raggiunto in scia la notevole velocità di 214 kmh (mai più avvicinata dalle moto della stessa categoria, che hanno abbandonato l’Autodromo di Monza).

Girare a Monza

Monza non è sicuramente tra le piste più economiche per i piloti amatoriali, sia di Auto che di Moto. Se volete farvi un giro in auto (vi sconsiglio vivamente di andarci con la vostra Punto, a meno che non sia passata dalle mani di un esperto..) l’unico modo pare sia presentarsi in Autodromo durante i giorni di Circolazione Turistica (www.monzanet.it per calendario e info) e pagare 45 euro per ogni turno di 25 minuti. Altra opzione è trovare ingaggio in un team nel campionato Italiano di Gran Turismo o di Formula 1 (quest’ultima è solo per i più pigri).

Se invece sono le moto la vostra passione, il Bikers Club di Monza  è un poco più comodo: potete prenotare online i turni (costo totale 55 euro, di cui 15 da pagare con la prenotazione, e 40 quando vi presenterete in Autodromo) risparmiandovi una levataccia – indispensabile fino a pochi anni fa – per trovare un posto il giorno stesso dopo lunghe code negli uffici del circuito.

Il turno è da venticinque minuti, e se la vostra moto è solo pista avrete assolutamente bisogno della Licenza Piloti o Sport. Ovvero: se siete solo in cerca di emozioni nuove con la vostra moto da strada (il limite minimo è comunque 250cc – non presentatevi con l’Husky 125 quindi) potrete andarci tranquillamente e nessun pilota vi svernicerà a trecento all’ora o vi centrerà al curvone (si spera). Ricordate però: vi servono la targa, specchietti ecc.. Se siete dei piloti, beh andate nel turno dei piloti, la licenza ce l’avrete per forza. Se siete degli amatori con la moto da pista e in qualche modo sapete andare.. beh, probabilmente avrete già la licenza Sport (www.federmoto.it), o comunque farla vi tornerà utile. Se siete invece smanettoni dei motori e vi siete costruiti un Cbr da Superbike in garage.. beh, Monza è una pista che può rivelarsi pericolosa – viste le velocità elevate – e forse non è il posto giusto per provarla, se non avete una certa dimestichezza con i circuiti. Ma probabilmente non vi sarete mai preoccupati di fare una licenza sportiva, e quindi il problema non si pone. Ah, se non correte in Superbike, scordatevi il box. Come servizi avrete il Bar, in genere un gommista-ricambista (visto l’elevato numero di piloti durante le giornate riservate alle moto) e un benzinaio self service (non presentatevi con un centone quindi).

 

Il tracciato

Ho avuto la fortuna di girare a Monza sia con la Yamaha R6 da trofeo sia – seppur per molto poco – con una Golf Gti 230 cv. Lasciatemelo dire: con una macchina duecentrotrenta cavalli sono il minimo che possiate avere.. se non volete perdere un po’ troppo tempo nei rettilinei e fare una curva ogni tanto – tanto. Nessuna pista quanto monza favorisce le cilindrate alte, sia per le due che per le quattro ruote.. ma se avete in box un seicento sportivo.. non pensateci due volte.

E’ una cosa da provare una volta nella vita. Si parte con il rettilineo dei box quindi.. probabilmente sarete usciti dall’ultima curva, la parabolica, in quarta: vi aspettano milleduecento metri per tirare poco più di due marce. Arriverete quindi alla staccata della prima variante ad una velocità parecchio elevata, e la staccata sarà la più violenta della vostra vita. La prima variante è davvero lenta e secca, da prima marcia.. prendete bene i riferimenti giro dopo giro, per non finire lunghi. E’ modificata in modo leggermente più veloce per le moto (visti gli ingorghi pericolosissimi che hanno distrutto il femore al povero Max Neukirchner in Sbk, hanno deciso di renderla un pelo più fluida). Non è una bella curva, a dire il vero.. fisicamente impegnativa, troppo, troppo lenta, ma necessaria per rallentarvi abbastanza per farvi percorrere il successivo curvone a una velocità quasi umana. Dopo infatti una breve accelerata, vi butterete a destra nella Curva Grande (detta anche – erroneamente – di Biassono), a gas pieno, velocità folli e ginocchio chiuso (questioni aerodinamiche). Si, è da cacarsi sotto, viste le velocità in uscita che potrebbero avvicinarsi ai duecentocinquanta chilometri orari. La marcia è abbastanza soggettiva se non siete dei piloti, dev’essere abbastanza alta da farvi scorrere fluidamente a oltre duecento orari, ma non così alta da lasciarvi piantati in uscita.. se avete una moto vi accorgerete anche che, quando vi raddrizzate, i giri caleranno leggermente (è un fenomeno legato al diametro dello pneumatico in piega, che io personalmente ho percepito nettamente solo in questa curva). Altro rettilineo e altra variante, la Roggia: questa volta leggermente più piacevole e fluida da affrontare.

E’ abbastanza comune andare dritti alla staccata, tant’è che la via di fuga della prima curvetta è asfaltata. Gas un altro po’ e ci si butta nella prima di Lesmo: è una curva di raggio abbastanza ampio nella quale gli alberi vi impediranno di vederne la fine: azzeccare la traiettoria è quindi una questione di abitudine, ma ritardare o anticipare l’ingresso non vi metterà troppo nei guai. Io me la ricordo principalmente perchè mi sono steso. Colpa mia, andiamo avanti.. con la seconda di Lesmo: un’altra curva non tra le più riuscite. Non che sia lenta e fisicamente dura, ma essendo molto secca (quasi a 90°) la traiettoria è una sola: non potete quindi ritardare l’ingresso o dare gas un po’ prima del dovuto.. o vi ritroverete rispettivamente lenti o troppo larghi in uscita (dicasi fuori dalla pista). C’è infatti un altro rettilineo molto lungo da affrontare e serve uscire bene. Il rettilineo in questione è molto affascinante: completamente circondato dal bosco, per gli amanti della natura, con una leggerisssima curva nel mezzo (il Serraglio, ovviamente non fatevi venire in mente di chiudere il gas – datevi un occhiata alla planimetria del circuito per capire di cosa parlo), una discesa e una leggera salita che vi porterà ad uscire trionfalmente dal bosco per entrare alla variante Ascari. E’ una variante spettacolare composta da un’ingresso a sinistra, poi ci si butta a destra in una curva un po’ più lunga e infine di nuovo sinistra, dove occorre fare un po’ di attenzione: è la prima (e unica) curva a sinistra che affronterete in velocità, e quindi con gomme mai calde al punto giusto. Fondamentale è non dare colpi di gas durante il cambio di direzione ma tenerlo piuttosto costante finchè non vi raddrizzate leggermente in uscita.

Aprite il gas quindi quanto potete, salite sul cordolo seghettato e oltrepassatelo anche senza timore (c’è ancora asfalto). Ultimo rettilineo nel quale vi troverete a staccare in modo non troppo violento per entrare in parabolica. Se non siete dei piloti, riuscirete a staccare al cartello dei duecento metri (in moto.. in macchina direi decisamente oltre) senza avere troppi problemi durante l’inserimento in curva. La Parabolica ha un raggio variabile e le traiettorie sono quindi abbastanza varie. La si affronta in terza o quarta marcia (a seconda del vostro livello e di cosa state guidando), abbondando con il gas in uscita ed entrando nel largo e lungo rettilineo di partenza.

ON BOARD AUTO (NISSAN GT-R)

ON BOARD MOTO (SUZUKI GSX-R 1000)

 

Considerazioni

Ne vale la pena. Sarà il fascino del circuito old-style in mezzo al bosco, sarà la storia secolare, le epiche battaglie di F1 e Sbk (passando da Valentino Rossi in Coppa Italia fino agli ultimissimi Scassa-Show).. nessuna pista ha per noi il fascino che ha l’Autodromo di Monza. Costa cara e visti i prezzi non è la pista dove andare regolarmente a girare, ma è una delle piste che deve essere provata.

Se avete una moto da strada e volete passare una domenica emozionante, regalatevi un turno o due. Ma attenzione, se non avete almeno un pochino di feeling con la guida sportiva evitatela all’inizio: le velocità in certe curve possono variare davvero tantissimo da pilota a pilota, e molte curve sono cieche a causa degli alberi – non fatevi centrare nella curva Grande mentre voi andate a novanta e quello dietro arriva a cento chilometri orari in più (e non esagero).

Qualche anno fa io e Balco siamo andati a vedere le prove libere nel turno delle moto stradali targate, e c’era un pilota (meglio non chiamarlo così anzi, diciamo quello che stava seduto sulla moto) con una vecchia Cbr-f che, in fondo al rettilineo (dopo averlo percorso probabilmente intorno ai cento orari), si portava sulla destra, frenava, si fermava, guardava indietro e se non arrivava nessuno ripartiva e entrava nella prima variante.

Ecco, se siete ancora questo genere di motociclisti, è meglio che non andiate a Monza (nè altrove) ma magari cerchiate di acquistare un pò più di confidenza con la vostra moto, magari con un corso di guida sportiva. Altrimenti, sia in macchina sia in moto, potrà non essere magari la pista che vi diverte di più ma sarà sicuramente una pista che vi emozionerà e che vi ricorderete per sempre.
E personalmente, E’ una di quelle piste che mi divertono di più.

 

 

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