Supermoto, intervista esclusiva a Ivan Lazzarini: il suo futuro (e quello del Motard)

Ivan Lazzarini International Series 2012 Castelletto

Le recenti dichiarazioni di Ivan Lazzarini, pubblicate dopo il Nazioni di Portimao in un articolo su Bikeracing, hanno scosso il mondo del Motard: si parlava di problemi con il team, l’abbandono della Supermoto, misteriosi contatti per tornare a correre nel motocross, un futuro tra il Venezuela e i corsi nella sua scuola di pilotaggio offroad.

Insomma, vere e proprie bombe, che però non ci hanno convinto del tutto, abbiamo quindi deciso di contattare direttamente Ivan per capire meglio cosa sta succedendo.
Come sospettavamo le cose non stanno proprio così, Ivan ci racconta tutto in una lunga intervista dove ci parla del suo presente, futuro e della situazione attuale del Supermotard.

 

Ivan, abbiamo letto la tua intervista e molti punti non ci sono chiari, ci spieghi qual’è la tua situazione attuale?

“Partiamo dal fatto che in pratica non so ancora cosa farò, ci tenevo a precisare che col Team Assomotor non ci sono stati problemi: ormai sono 4 anni che siamo insieme e abbiamo vinto quasi tutto, 4 campionati italiani, un Internazionale d’Italia, gli X-Games, Mettet e un Mondiale a squadre, ci è mancato solo il mondiale individuale. Anzi voglio cogliere l’occasione per ringraziare il Team per tutto quello che ha fatto per me in questi 4 anni! Diciamo piuttosto che, come capita sempre, tutte le belle storie hanno anche una fine, secondo me è giusto cambiare per trovare stimoli nuovi, perchè alla fine sono quelli che ti fanno andare avanti e ti fanno venire la voglia di lavorare ancora.
Sinceramente l’idea di ripartire l’anno prossimo per vincere il Campionato Italiano non è che mi entusiasma al 100%, so che per molti sarebbe già una gran cosa ma in pratica ormai fa più specie quando non lo vinco che quando lo porto a casa.
A oggi sono in cerca di nuovi stimoli, ad esempio mi piacerebbe creare una squadra mia e gestirla al tempo stesso. Sarebbe un grossissimo impegno e una cosa che purtroppo, data la situazione e il momento, è quasi impossibile perchè a livello di sponsor, non solo nel motard ma quasi dappertutto, è una situazione disastrosa quindi non sarà facile.
A oggi mi ritrovo fermo a casa e sto valutando un po’ di situazioni.

Si parlava di un tuo ritorno nel cross come pilota, addirittura si parlava di alcuni tuoi incontri informali a Lommel con alcuni addetti ai lavori.
Ci sembra un salto un po’drastico e anche un po’ inverosimile, è vero?

“Si, ho letto che si parlava anche del cross, chiaramente correre come pilota nel cross è fuori discussione, sono stato sia a Lommel, sia al “Mondialito” dell’Under 18 in Bulgaria.
In pratica ho organizzato la gara per il Venezuela, sono quello che si è sbattuto per far trovare moto, meccanici e tutto quello che serve per fare una gara come il Nazioni per la Federazione Venezuelana. Da lì potrebbe nascere un discorso per il futuro, sempre chiaramente come CT.
Dal 2010 ho aperto la Lazzarini Ride Experience, scuola cross e motard, e dato che è da un po’di tempo che lavoro anche per quanto riguarda l’allenamento specifico dei piloti, potrebbe nascere qualcosa in questo senso, ovvero far crescere dei ragazzi per l’Europeo e il Mondiale.
Tutto questo nel caso non trovassi una situazione che mi aggrada come pilota, e purtroppo la situazione degli altri team più o meno è nota: sono tutti in crisi con gli sponsor, di questi tempi non c’è tanto da raccogliere in giro.

Il problema degli sponsor: come si sta evolvendo in questi anni?

“Il problema è peggiorato in una maniera incredibile, ma non penso sia una questione dovuta esclusivamente allo sport di per sè, la nostra situazione globale è difficile e in Italia lo è ancor di più. Lo stato sta stritolando un po’tutti e questo fa sì che anche le poche aziende che magari sono in attivo non abbiano più voglia di sponsorizzare.
Io stesso ho contattato un sacco di aziende, ma non si riesce a trovar nulla, credo sia l’anno peggiore… Almeno spero!

Il fatto che in questi ultimi anni sia venuta a mancare la copertura mediatica, e in particolare la televisione con le dirette di Sportitalia, ha influito molto sul discorso delle sponsorizzazioni?

“Chiaramente la mancanza di visibilità non invoglia gli investitori, secondo me il fatto di togliere la diretta è stato di sicuro un punto a sfavore per una disciplina già di per sè poco seguita.
Eravamo su Sportitalia, che adesso è passata anche in chiaro, certo non era la televisione nazionale ma era l’unica possibilità di farci vedere in tv e sarebbe stato sicuramente un plus per la categoria.
Adesso non abbiamo più niente, anche i giornali ci danno pochissimo spazio, basti pensare al caso Gazzetta… dopo il Nazioni non sono uscite neanche due righe.
Certo qualche giornale di settore ancora la paginetta la mette, ma siamo ridotti agli sgoccioli.

La perdita della diretta secondo te è dovuta a uno scarso interesse da parte del pubblico o dall’incapacità di vendere il prodotto alle emittenti?

Un problema unico non c’è, diciamo che è un po il sistema che non funziona, i problemi sono tanti, a partire dalla promozione degli eventi (si va alle gare e la pubblicità per gli eventi è pari a zero), fino ai costi dei biglietti che adesso per fortuna si sono abbassati.
L’interesse secondo me ci sarebbe anche, ma se si valuta lo share delle sintesi su Sportitalia é ovvio che sia basso: vengono trasmesse alle 11 del mattino o a mezzanotte, chi le riesce a guardare?
Per quanto riguarda il pubblico, capita spesso che in Italia ne venga poco, sempre per la scarsa pubblicitá, mentre quando si va in Svizzera o in Francia, ecco che le tribune sono piene!
Infine ci sono problemi anche a livello di gestione della gara… il monogomma è il motivo per cui tanti non si iscrivono ai Campionati ufficiali.
Tra tutte queste cose il Mondiale si è ridotto ad avere certe gare con 20/21 partecipanti, è un numero molto basso, tutto questo non aiuta .
Il motard di per sè va meglio a livello basso che a livello alto. Infatti in questi ultimi anni c’è stata una grande diffusione del motard a livello amatoriale, ci sono un sacco di manifestazioni anche non agonistiche che vanno molto bene.
Questo vuol dire che si può fare un bel lavoro con il motard, vuol dire che c’è un bel bacino d’utenza: nonostante tutti dicano che non lo pratica nessuno, basterebbe andare a una gara del Regonale o del Trofeo Dunlop piuttosto che al Triveneto, e si trovanoci un sacco di partecipanti; quando andiamo al Superbiker di Mettet ci sono 350 partecipanti, certo quello è anche un tipo di gara diverso ma vuol dire che l’interesse c’è.

Il problema dei costi, nel Mondiale troviamo dai team ufficiali e semi ufficiali ai privatoni, tutti insieme nella stessa griglia: è un problema sia perché da un lato scoraggia nuovi ingressi dei team piccoli, sia perchè spesso la disparità dei piloti in griglia fa si che lo spettacolo venga meno.
Questo problema si può risolvere attraverso modifiche al regolamento tecnico piuttosto che con una scelta intelligente delle piste dove si corre?

“Soprattutto con la scelta delle piste: quest’anno abbiamo corso su piste molto veloci dove il divario tra ufficiali e privati aumenta e di spettacolo se ne vedo poco.
Ad esempio abbiamo corso a Palermo, dove la pista aveva un asfalto molto bucato che praticamente non c’era, veloce e con rettilinei lunghi, una situazione davvero pericolosa.
La sola cosa positiva è stata l’affluenza di pubblico, diciamo un migliaio di persone, capita invece che corriamo in altre piste dove non viene nessuno e ci saranno cento paganti.
Il pienone ormai non c’è da un bel po’di anni, le ultime gare che mi ricordo in cui veniva veramente gente erano a Sankt Wendel dove, tra il circuito semi cittadino e l’abbinamento al Campionato Tedesco, c’era sempre tanta affluenza.

L’impressione è che si cerchi di stabilire il calendario andando dove costa meno o dove ci sono interessi: banalmente, se manca il pubblico la cosa più logica che viene in mente sarebbe riempire il calendario di circuiti cittadini, cosa che quest’anno non è successa.
Sembra che, invece di incrementare gli sforzi, ci si stia accontentando della situazione attuale, è così?

“È difficile da dire, certo son cose che sai se ci sei dentro, da fuori è difficile capire le problematiche e i motivi che spingono a fare queste scelte, per lo meno di buono c’è che in questi ultimi anni abbiamo un calendario fisso che si sa all’inizio dell’anno e rimane quello, non ci sono più tappe che saltano all’ultimo.
Poi senz’altro la copertura mediatica è un problema grosso, ma c’è anche da dire se oggi non c’è più la diretta è stato anche una volontá dei team che hanno preferito ridurre il costo di iscrizione al Campionato del Mondo rinunciando alla diretta.
I costi sono calati ma senza tv come dicevamo c’è meno visibilità e si interessano meno sponsor: è un cane che si morde la coda, non se ne esce.
A mio avviso, se sono anni che si lavora in una certa direzione non ottenendo grossi risultati, forse sarebbe il momento di avere coraggio e cambiare strada.”

 

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